Dillo con un leporello

Un po’ libro in miniatura, un po’ cinema di carta, il leporello è un paradosso dinamico e un formato generoso.

Chiuso, si riduce all'ingombro di un taccuino, metafora di mobilità e nomadismo. Aperto si espande e moltiplica le sue potenzialità man mano che le pagine si avvicendano in un continuum che allude all’infinito.

L’artista e poeta femminista Etel Adnan lo ha utilizzato molto e diceva “quando ho visto quel formato ho pensato che fosse un buon modo per uscire dalla pagina come un quadrato o un rettangolo; era come scrivere un fiume”.

Il nome lo prende da Leporello, servo di Don Giovanni nell’omonima opera di Mozart. Don Giovanni è collezionista impenitente di conquiste galanti e Leporello si occupa di tenere memoria di ogni avventura del suo padrone su un’apposita lista. Da qui il nome leporello assunto, appunto, dalla lista di carta.

In Giappone si chiama Orihon ed è un antico e tradizionale metodo di rilegatura. Da noi si chiama anche fisarmonica o concertina.

È questo il formato scelto per la guida cartacea riservata a chi visita l’installazione Mind The STEM Gap - A Roblox Jukebox di Fondazione Bracco, alla Triennale di Milano. Qui altre cose realizzate per e con Fondazione Bracco.

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